Mobilità elettrica: i dati TEA sul futuro della filiera

Il 28 gennaio 2026, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, l’Osservatorio TEA ha presentato i risultati della Survey 2025 sulla “Mobilità elettrica e industria italiana”. I dati restituiscono l’immagine di una filiera automotive in profonda trasformazione ma segnata da un crescente attendismo strategico: la specializzazione di settore scende dal 70,7% al 56,3%, mentre solo l’8% delle imprese esprime una visione positiva sul futuro. Oltre metà delle aziende opera su componenti “invarianti” rispetto al powertrain e rinvia le scelte più decisive sulla transizione, spesso in assenza di una pianificazione strutturata.

Innovazione selettiva e transizione polarizzata

Nel 2025 il database dell’Osservatorio comprende 2.196 imprese, con 448 aziende rispondenti (tasso di risposta 20,4%). Cresce la quota di imprese che investono in ricerca e sviluppo (69,2%), ma l’intensità degli investimenti sul fatturato continua a ridursi. Il 57% delle aziende non prevede investimenti in innovazione di prodotto nel prossimo triennio e solo una minoranza orienta l’innovazione verso i veicoli full electric.

L’innovazione di processo risulta più diffusa, spinta da esigenze di efficientamento in un contesto competitivo sempre più stretto. La transizione verso l’elettrico procede così in modo disomogeneo, premiando soprattutto le imprese più diversificate e strutturate, mentre cresce il numero di aziende che sceglie di non investire.

Innovazione ed elettrico: investimenti selettivi e scelte radicali

Aumenta la percentuale di imprese che investono in ricerca e sviluppo (69,2%), ma la spesa in R&S sul fatturato continua a ridursi. L’innovazione di prodotto coinvolge il 45,5% delle imprese, ma solo una quota limitata riguarda direttamente i veicoli full electric. Le aziende che investono – soprattutto quelle con portafogli più diversificati – registrano ricavi più elevati, mentre cresce il numero di imprese che scelgono di non investire. Nel prossimo triennio, il 42,5% delle imprese prevede un percorso di adattamento, spesso con interventi radicali, ma oltre il 20% ipotizza l’abbandono della filiera automotive, a conferma di una transizione che non coinvolge tutti allo stesso modo.

Fragilità finanziarie e occupazione in contrazione

Alla riduzione della centralità dell’automotive si accompagnano segnali di fragilità finanziaria: il 19,6% delle imprese dichiara difficoltà di accesso al credito, quasi il 60% ricorre prevalentemente all’autofinanziamento e circa il 40% non dispone di un business plan formale. Le previsioni occupazionali riflettono queste criticità, con un saldo negativo del -4,9% nel prossimo triennio.

In controtendenza, le imprese che investono esclusivamente nell’elettrico sono le uniche a prevedere una crescita dell’occupazione (+1,8%), soprattutto nelle funzioni di R&S e IT, pur segnalando una forte carenza di competenze specialistiche in ambiti come elettronica di potenza, software e gestione energetica.

Politiche industriali e competitività europea

Tra le strategie più efficaci si conferma l’investimento all’estero, adottato dal 22% delle imprese più strutturate per seguire i car maker e avvicinarsi ai mercati, mentre l’adozione dell’intelligenza artificiale resta ancora marginale.

Come ha sottolineato Giuseppe Calabrese, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio TEA, senza politiche industriali più incisive il rischio è una perdita strutturale di competitività della filiera italiana.

L’intervento del Ministro Adolfo Urso

In chiusura della Conferenza, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha richiamato la necessità di rafforzare la competitività europea attraverso un’azione coordinata tra istituzioni, imprese e parti sociali, indicando nella riduzione del costo dell’energia, nella semplificazione burocratica e in un piano di investimenti nazionali le leve decisive per accompagnare una transizione che, oggi, non coinvolge ancora tutti allo stesso modo.

Tra i temi chiave citati, Urso ha menzionato il ruolo strategico della mobilità elettrica, la diffusione di tecnologie digitali e IA nei processi produttivi e la necessità di un piano di investimenti nazionale che sostenga l’innovazione, pur riconoscendo i costi elevati legati all’adozione di tecnologie avanzate come i chip integrati nei veicoli elettrici.

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