Cantieri e rifiuti: la rivoluzione RENTRI

Al convegno di Edil Expo Roma 2026 il presidente del Comitato Nazionale dell’Albo Gestori Ambientali, Daniele Gizzi, ha tracciato il quadro della rivoluzione digitale nella gestione dei rifiuti da cantiere.

RENTRI e FIR digitale, la sfida della transizione: “Il digitale fa emergere ciò che era sommerso”

La digitalizzazione della gestione dei rifiuti nel settore edilizio non è più una prospettiva futura, ma una realtà già operativa. È il messaggio emerso durante il convegno “I rifiuti da cantiere – la corretta gestione del formulario rifiuti digitale e le novità degli applicativi RENTRI”, organizzato dalla Sezione Regionale del Lazio con il patrocinio gratuito del Comitato Nazionale dell’Albo Gestori Ambientali nell’ambito di Edil Expo.

Al centro dell’incontro, il nuovo sistema RENTRI e la progressiva eliminazione del cartaceo nella tracciabilità dei rifiuti, con particolare riferimento al FIR digitale e ai registri di carico e scarico. “Dal 13 febbraio 2025 il registro non è più cartaceo: è digitale, vidimato tramite portale elettronico e gestito tra tutti i soggetti coinvolti”, ha spiegato Gizzi, sottolineando come l’Albo Nazionale Gestori Ambientali sia “totalmente digitale già dal 2016”.

Dalla resistenza al digitale al “Far West” del doppio binario

Secondo Gizzi, la digitalizzazione rappresenta anche uno strumento di trasparenza e controllo. “Il digitale fa venire a galla ciò che era sommerso”, ha affermato, riferendosi all’aumento dei formulari registrati e alla possibilità di monitorare in tempo reale flussi, quantità e destinazioni dei rifiuti.

I numeri mostrati durante il convegno evidenziano infatti un’accelerazione significativa: oltre 126 milioni di registrazioni di carico e scarico trasmesse al sistema dal febbraio 2025 e circa 50 milioni di formulari già vidimati digitalmente dal febbraio 2026. Un dato superiore ai 40 milioni registrati nell’intero 2024 nel sistema precedente.

Nonostante le difficoltà iniziali e le resistenze di parte del comparto, il sistema – ha ribadito Gizzi – non sarebbe mai andato realmente in crash durante l’introduzione obbligatoria del FIR digitale. I rallentamenti registrati il 13 febbraio 2026 sarebbero stati causati dall’elevato numero di accessi simultanei: “270mila soggetti contemporaneamente cliccavano per firmare digitalmente i formulari”.

Resta però aperta la questione del “doppio binario” cartaceo-digitale, consentito fino al 15 settembre 2026. Una fase transitoria che, secondo il presidente del Comitato, starebbe creando situazioni disomogenee sul territorio nazionale. Gizzi ha parlato apertamente di “Far West”, denunciando casi di impianti che accetterebbero esclusivamente formulari cartacei o richieste economiche aggiuntive per la gestione digitale dei documenti. Da qui l’appello rivolto alle imprese del settore edilizio e agli operatori della filiera: “La digitalizzazione deve diventare anche una leva competitiva”. L’obiettivo dichiarato dell’amministrazione è accompagnare gradualmente il sistema produttivo verso il digitale, evitando che il 15 settembre si trasformi in un nuovo “click day” nazionale.

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