Il futuro degli appalti tra dati, IA e sostenibilità

Il futuro degli appalti passa da sostenibilità, digitalizzazione e intelligenza artificiale. Sono questi i temi al centro del convegno “Appalti, sostenibilità e IA: le imprese e le sfide del mercato”, promosso da Federappalti nell’ambito di Edil Expo e moderato dalla docente dell’Università La Sapienza Maria Cristina Antonucci.

Il confronto ha riunito rappresentanti del mondo giuridico, imprenditoriale e tecnologico per discutere le nuove sfide del procurement pubblico e privato: dall’utilizzo dell’IA nella gestione delle gare d’appalto alla verifica dei criteri ambientali minimi, fino al tema dell’interoperabilità dei dati e delle responsabilità connesse ai sistemi digitali. Ad aprire i lavori il presidente di Federappalti, Filippo Simone Zinelli.

Sostenibilità e verifiche: il nodo della responsabilità

Uno dei temi centrali emersi durante il convegno riguarda il rapporto tra sostenibilità e controlli nel sistema degli appalti. Il Vicepresidente di Attesta Spa, Marco Farinelli, ha evidenziato come i criteri ambientali minimi siano ormai parte integrante delle gare pubbliche e non più semplici elementi premiali. Da qui la necessità di rafforzare i sistemi di verifica, soprattutto nella fase esecutiva degli appalti, per accertare che quanto dichiarato dalle imprese venga realmente rispettato. Centrale, secondo Farinelli, il ruolo delle SOA nella qualificazione e nel controllo delle imprese, anche rispetto agli aspetti ESG (Environmental, Social, Governance) e ambientali.

Sul fronte normativo, l’avvocato nonché componente del Comitato Scientifico Federappalti, Carmine Genovese, ha invece richiamato l’attenzione sull’interoperabilità delle piattaforme digitali e sulla necessità di garantire trasparenza e supervisione umana nei processi decisionali supportati dall’intelligenza artificiale.

Intelligenza artificiale tra supporto operativo e gestione dei dati

Ampio spazio è stato dedicato alle applicazioni concrete dell’IA nel settore degli appaltiLorenzo Benedetti, CEO e fondatore di Displaid, ha sottolineato l’importanza di costruire framework condivisi per la gestione dei dati, evitando fenomeni di dipendenza tecnologica da singoli provider e garantendo che la proprietà del dato resti in capo alle stazioni appaltanti.

Più operativo l’intervento del co-fondatore di Cato Matteo Bossolini, che ha illustrato come i modelli di intelligenza artificiale possano supportare gli uffici gara nell’analisi dei criteri ambientali minimi e nella preparazione delle offerte tecniche, senza però sostituire il controllo umano. Più volte, nel corso del confronto, è stato ribadito come l’IA debba essere considerata uno strumento di supporto e non un sostituto del decisore.

Gli interventi di Benedetti e Bossolini hanno evidenziato una solida competenza nel campo dell’innovazione tecnologica applicata alle opere pubbliche e private. Una preparazione che, nonostante la giovane età dei due imprenditori, si riflette nella crescita delle startup da loro fondate e nello sviluppo di soluzioni sempre più integrate nei processi di gestione delle infrastrutture.

Formazione, cultura digitale e competitività delle imprese

Il manager di Irtrop Consulting, specializzato in finanza sostenibile, Santi Nunnari, ha poi evidenziato come sostenibilità e criteri ambientali minimi possano rappresentare un concreto vantaggio competitivo per le imprese, a condizione che vengano supportati da “good data”, ossia dati di qualità realmente utilizzabili nei processi decisionali e nelle attività di pianificazione e verifica. In questa prospettiva, la capacità di selezionare e strutturare le informazioni diventa un fattore determinante per rendere effettivamente applicabili i modelli di sostenibilità nei processi di gara e di gestione degli appalti.

A conclusione dell’incontro, il Segretario Generale Anpit Azienda Italia Daniele Saponaro, ha richiamato con decisione il tema della formazione e della cultura dell’innovazione, sottolineando come l’intelligenza artificiale e la digitalizzazione non possano più essere considerate scenari futuri, ma strumenti già pienamente operativi all’interno del sistema produttivo. In questo contesto, evidenzia la necessità di un investimento strutturale sulle competenze professionali, indispensabile per accompagnare soprattutto micro, piccole e medie imprese nella transizione digitale. Secondo Saponaro, il passaggio decisivo riguarda proprio la capacità del sistema Paese di costruire una collaborazione stabile tra istituzioni, professionisti e mondo imprenditoriale, in grado di governare il cambiamento e trasformarlo in un’opportunità di crescita.

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