“Io per principio”: quando la coerenza diventa rigidità

“Io per principio” può nascondere rigidità e ostinazione. Una riflessione sul valore del confronto e sulla capacità di cambiare idea.
Vincenzo Ceravolo - Rubrica Io Penso Positivo

Cosa nasconde l’espressione “io per principio”

Quello che spesso indebolisce questa espressione è il suo utilizzo come formula di comodo, quando viene pronunciata senza una vera riflessione, per evitare di spiegare le ragioni di una scelta, per chiudere una discussione senza doverla davvero affrontare.

Io per principio non accetto quel favore. Io per principio non torno sui miei passi. Io per principio non rispondo a certe provocazioni. Detta così sembra l’immagine di una coscienza salda, di un carattere che non si piega. Ma se ci si ferma un istante di più, capiremo che le cose non stanno proprio così.

La questione è che “principio”, in queste frasi, non indica quasi mai un principio. Un principio vero avrebbe una struttura ,delle ragioni che si potrebbero esporre senza alcun imbarazzo. Alla domanda “perché?” la risposta arriverebbe articolata, magari discutibile, ma comprensibile. Invece, quando qualcuno dice “io per principio”, il più delle volte quella domanda resta senza seguito. Non perché la risposta sia troppo complessa per essere spiegata, ma perché semplicemente non c’è, o non si ha voglia di cercarla.

“Io per principio” non lascia spazio al negoziato, non invita alla discussione e allo stesso tempo esonera chi parla dal compito, più faticoso, di argomentare. È la differenza tra dire “non sono d’accordo, e questo è il motivo” e dire “non sono d’accordo, punto”. Il primo espone un pensiero, con tutti i rischi che questo comporta: può essere criticato, corretto, persino smontato. Il secondo si sottrae volutamente al confronto travestendosi.

Quando un principio diventa una giustificazione

In verità c’è qualcosa di maldestro in queste parole. Perché chi si rifugia dietro il “io per principio” spesso non sta difendendo una convinzione profonda, ma sta coprendo l’imbarazzo di una scelta che non sa giustificare in altro modo, o che, se giustificata, rivelerebbe motivazioni poco convincenti e meno presentabili: orgoglio, pigrizia, paura di perdere la faccia, semplice testardaggine.

I principi autentici, quelli su cui una persona ha davvero riflettuto (l’onestà, il rispetto, la dignità, la libertà), si raccontano volentieri. Chi rifiuta la menzogna per principio, se interrogato, non risponde “perché sì”: spiega cosa lo lega alla verità, quali esperienze o letture hanno formato quella posizione, dove nascono i suoi limiti e le sue eccezioni. Il principio autentico regge il peso delle domande. È quando non le regge che ci si affretta a chiuderle, e “io per principio” diventa l’ultima parola invece che la prima di un ragionamento.

Coerenza e ostinazione non sono la stessa cosa

C’è anche un secondo inganno, più sottile, più subdolo, dentro questa formula: l’idea che l’irremovibilità sia di per sé una virtù. Come se cambiare idea, negoziare, fossero segni di debolezza, e restare fermi sulle proprie idee, qualunque cosa costi, fosse sempre segno di forza. Ma la coerenza non vale nulla se non è ancorata a qualcosa, è solo ostinazione con un nome più elegante. Ci sono momenti in cui la vera integrità sta proprio nel dire: “avevo un’idea diversa, ma questa situazione mi ha fatto capire qualcosa che non avevo considerato”. Questo richiede più coraggio di ogni “io per principio” pronunciato con voce ferma.

Seneca e Marco Aurelio: avere il coraggio di cambiare idea

Anche Seneca metteva in guardia contro la rigidità. Il saggio, scriveva, non è colui che rimane immobile, ma chi sa correggere il proprio cammino quando comprende che esiste una strada migliore. Cambiare idea non è una sconfitta dell’intelligenza: spesso è la sua dimostrazione più evidente. Marco Aurelio, dal canto suo, scriveva nelle Meditazioni che se qualcuno ci mostra un errore e lo fa con ragione, dovremmo esserne grati. Perché il nostro obiettivo non è difendere il nostro ego, ma avvicinarci alla verità.

Mettere alla prova le proprie convinzioni

Allora il vero principio è un altro: non smettere mai di interrogare le proprie convinzioni. Perché le idee migliori non sono quelle che non cambiano mai, ma quelle che resistono anche dopo essere state messe alla prova.

Forse la domanda utile, la prossima volta che sentiamo, o pronunciamo, questa espressione, non è se il principio esista, ma se saremmo disposti a raccontarlo per intero. Se la risposta è sì, allora probabilmente non serviva nemmeno nominarlo: bastava spiegare. Se la risposta è no, forse quel “io per principio” ci sta dicendo qualcosa di vero su di noi , solo non quello che vorremmo sentirci dire.

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