
Ogni 31 dicembre ci ritroviamo tutti o quasi tutti nello stesso rito collettivo: tirare le somme dei mesi passati e immaginare quelli che verranno.
Puntualmente, almeno una volta, qualcuno pronuncia la frase più ricorrente di fine anno: “Meno male che è finito.”
Cesare Pavese scriveva, “non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi” ed è curioso come, di fronte all’ultimo dell’anno, la memoria diventi selettiva. Le difficoltà, gli ostacoli, le fatiche: tutto riaffiora con una chiarezza sorprendente. Le cose belle, invece, si sbiadiscono! Forse perché la sofferenza colpisce più a fondo, o forse perché ci abituiamo troppo in fretta alle gioie, prendendole per scontate.
Eppure, se ci fermassimo davvero a osservare l’anno che si chiude, scopriremmo che non è stato solo un insieme di pesi da scrollarsi di dosso. Ci sono stati momenti piccoli ma importanti: un abbraccio arrivato al momento giusto, una sfida superata che all’inizio sembrava impossibile, una risata imprevista, un incontro che ci ha cambiati più di quanto credessimo.
La questione è che la memoria trattiene il negativo perché serve a proteggerci, e mette in archivio il positivo come se non servisse più.
E così, mentre contiamo le ore che ci separano dal nuovo anno, ci armiamo di buoni propositi: correrò di più, mangerò meglio, leggerò di più, amerò di più, lavorerò di meno. Una lista che assomiglia più a un inventario di ciò che pensiamo di non essere stati, piuttosto che un progetto per diventare ciò che vogliamo essere.
Forse dovremmo provare un approccio diverso: smettere di rincorrere una versione ideale di noi stessi e guardare con un po’ più di gentilezza quella reale.
Ricordava Seneca, “ogni nuovo inizio viene da un altro inizio che è finito.”
Ogni anno, anche quello che consideriamo “da dimenticare”, contiene almeno un frammento che merita di essere portato con noi.
Se proprio vogliamo concederci un proposito, che sia questo: allenare la memoria al bello, anche quando sembra più piccolo, più fragile, meno evidente. Dopotutto, un anno non è mai solo ciò che ci ha ferito. È anche ciò che ci ha permesso di arrivare fin qui.
Tra un brindisi e una risata, vale la pena ricordarlo.
Buon anno.




5 risposte
Leggo con piacere ogni articolo di questa pagina “Io penso positivo”:
dai primi, come ad esempio ” “Non ho tempo”: la scusa più elegante del mondo.”, a quest’ultimo sul “L’ ultimo dell’anno”.
Non saprei scegliere il mio preferito, perché in ogni scritto, Vincenzo analizza, con semplicità e profondità, aspetti del carattere umano nelle situazioni del nostro tempo.
Leggendo è impossibile non venire colpiti da qualche freccia che, invisibilmente, Vincenzo lancia nell’etere e allora rimaniamo lì, fermi dove abbiamo appena finito di leggere, e riflettiamo su noi stessi e sul mondo.
Grazie Francesca e buon anno.
Gemello…. Ogni anno passato è la coda di quello nuovo. L’anno nuovo non è altro che la raccolta di gio.che abbiamo seminato nell’anno vecchio. Questo per dirti che noi raccoglieremo sempre e solo ciò che seminiamo anno dopo anno.
Sono d’accordo gemello, parole sante.
Buon 2026❤️
Grazie gemello, siamo gli artefici del nostro destino.