
Ci sono serie che ti conquistano subito, altre che hanno bisogno di tempo e altre ancora che, dopo una prima stagione straordinaria, fanno un po’ più fatica a mantenere le aspettative. Per me Lupin è stata proprio così. Almeno fino a oggi.
Ho appena finito la quarta stagione e devo dirlo: finalmente! Questa volta sì, mi sono ritrovata davanti a una storia capace di tenermi incollata allo schermo, proprio come era successo all’inizio.
Le stagioni precedenti mi erano piaciute, certo, ma non tutte erano riuscite a coinvolgermi allo stesso modo. La prima aveva dalla sua anche l’effetto novità: un protagonista carismatico, travestimenti, inganni e colpi di scena che rendevano ogni episodio una scoperta. Poi, inevitabilmente, le aspettative erano diventate sempre più alte.
Con questa quarta stagione, invece, ho ritrovato quell’adrenalina che cercavo.
La trama di Lupin 4, senza spoiler
Assane Diop, interpretato da Omar Sy, torna nei panni del ladro gentiluomo ispirato al celebre Arsène Lupin. Dopo aver scelto di sacrificare la propria libertà per proteggere le persone che ama, Assane sembra intenzionato a lasciarsi alle spalle la sua doppia vita e a ricominciare.
Ma qualcuno decide di usare il suo nome e il suo stile per mettere a segno una serie di furti. Tutti gli indizi sembrano puntare proprio verso di lui e, per dimostrare la propria innocenza, Assane sarà costretto a tornare in azione.
Da qui parte una stagione fatta di misteri, piani elaborati, inseguimenti e continui colpi di scena, nella quale nulla è davvero come sembra.
Quando la famiglia diventa il nostro punto debole
L’aspetto che ho apprezzato maggiormente di questa stagione è il modo in cui viene raccontato il rapporto tra Assane e le persone che ama.
Siamo abituati a vederlo sempre un passo avanti a tutti. È intelligente, scaltro, capace di prevedere le mosse degli avversari e di trovare una soluzione anche quando sembra non esserci via d’uscita.
Eppure, c’è qualcosa che nemmeno il suo ingegno riesce a controllare completamente: i sentimenti.
Perché possiamo essere forti, sicuri di noi stessi e convinti di avere tutto sotto controllo, ma quando entrano in gioco la famiglia e le persone a cui vogliamo bene, diventiamo tutti un po’ più vulnerabili.
È proprio questa la contraddizione che mi è piaciuta di più: Assane riesce a ingannare gli altri, a cambiare identità e a costruire piani incredibili, ma davanti agli affetti più importanti non può semplicemente ragionare come farebbe durante un colpo.
E forse è proprio questo a renderlo più umano.
La famiglia è la nostra forza più grande, ma può anche diventare il nostro punto debole. Perché quando amiamo qualcuno, non siamo più disposti a rischiare soltanto per noi stessi.
Una stagione che ti cattura fin dai primi minuti
Se c’è una cosa che voglio sottolineare è questa: la quarta stagione parte subito forte.
Non ho avuto bisogno di aspettare diversi episodi per entrare nella storia, capire dove volesse andare o trovare quella tensione che cercavo. Già dai primi minuti della prima puntata mi sono sentita coinvolta e avevo voglia di sapere cosa sarebbe successo dopo.
Ed è esattamente ciò che cerco in una serie di questo genere.
I colpi di scena funzionano, la storia si sviluppa in modo avvincente e la curiosità di scoprire chi si nasconde dietro gli eventi ti accompagna fino alla fine.
Il risultato? Otto episodi visti in un solo giorno.
E per me questo è già un ottimo indicatore: quando una serie riesce a farmi perdere la cognizione del tempo, significa che ha fatto centro.
Naturalmente, una parte del merito va anche a Omar Sy, che continua a dare ad Assane quel mix di fascino, ironia e intelligenza che rende il personaggio così riconoscibile.
Il finale di Lupin 4 lascia aperta una porta
E poi arriviamo al finale.
Non voglio raccontarvi nulla che possa rovinarvi la visione, ma posso dirvi che gli ultimi momenti mi hanno lasciato con una domanda e, soprattutto, con tanta voglia di sapere come potrebbe continuare questa storia.
La sensazione è che ci sia ancora spazio per un nuovo capitolo. Al momento, però, Netflix non ha confermato ufficialmente una quinta stagione.
E io spero davvero che arrivi.
Anzi, ho una teoria tutta mia: e se il futuro di Lupin fosse nelle mani di Raoul?
Il figlio di Assane potrebbe rappresentare una nuova generazione, un nuovo modo di interpretare l’eredità del padre e magari dare vita a una storia diversa, pur mantenendo lo spirito che ci ha fatto innamorare della serie.
È soltanto una mia sensazione, naturalmente, ma l’idea mi incuriosisce moltissimo. E voi cosa ne pensate?
Lupin 4, il mio verdetto: assolutamente consigliata!
Questa quarta stagione mi ha ricordato perché Lupin mi aveva conquistata all’inizio.
Non soltanto per i furti spettacolari, gli inganni e i travestimenti, ma per la capacità di unire tutto questo a una storia che parla di famiglia, amore, fiducia e vulnerabilità.
Dopo alcune stagioni che, pur piacendomi, non avevano raggiunto lo stesso livello di coinvolgimento della prima, con Lupin 4 sono tornata a divertirmi davvero.
L’ho vista in un giorno, mi ha tenuta incollata allo schermo e adesso vorrei già sapere se ci sarà un seguito.
Quindi sì, assolutamente consigliata!
E aggiungo una cosa: se non avete ancora visto Lupin, dovete assolutamente recuperarla. Non fermatevi alla curiosità per la quarta stagione e non pensate che sia una serie soltanto per chi ama i thriller o le storie di furti.
Date una possibilità ad Assane Diop fin dalla prima puntata e lasciatevi trascinare nel suo mondo.
Perché quando una storia riesce a mescolare intelligenza, adrenalina e sentimenti, il risultato è una serie che merita di essere vista.
E adesso aspetto i vostri commenti: anche voi avete divorato la quarta stagione in un giorno? E soprattutto, vorreste vedere Raoul protagonista di una possibile quinta stagione?


