MONTEROTONDO – Il musical di Chiara e Francesco continua a incantare il pubblico e a ricevere applausi

Continua il successo di “Chiara e Francesco – La scelta dell’amore vero”, il musical messo in scena dalla compagnia “I Chiusi Fuori” per la regia di Antonio Di Marco.

Giunto alla terza replica in tre luoghi diversi del territorio, lo spettacolo non ha mai smesso di riscuotere consensi e applausi sia a Monterotondo che a Castelchiodato.

L’ultima rappresentazione è andata in scena venerdì sera a Monterotondo, nel Centro Pastorale di Gesù Operaio.

Il musical, scritto dagli stessi “storici” autori di Forza Venite Gente, Piero Castellacci e Giampaolo Belardinelli, ha visto Valerio Galafate, elemento fondamentale della banda di Castelchiodato e animatore parrocchiale e diocesano, come interprete di Francesco e Aurora Tetto, l’artista di Forano che ha vinto Cantagiro Umbria nel 2016, nei panni di Chiara.

Particolarmente ricca e moderna la coreografia, curata dalla maestra di danza Virginia Attaccalite, come anche la parte corale, grazie ai maestri Veronica Rossetti e Emanuele Tibelli.

La compagnia è formata da attori e ballerini giovanissimi, molti alla loro prima esperienza sul palco, che provengono da parti diverse del territorio e che si sono messi in gioco con la voglia di trasmettere un messaggio importante ai giovani di oggi: il coraggio di fare delle scelte nella propria vita e di non farsi trascinare dagli eventi.

Siamo andati a intervistare per voi Antonio Di Marco, il regista e ideatore della rappresentazione.

Come è nata la vostra compagnia e da dove nasce questa iniziativa?

La nostra iniziativa è nata da una mia idea di tornare a fare teatro con i ragazzi come avevo fatto per tanti anni e a cui avevo dovuto rinunciare durante la pandemia. Ne ho parlato con don Fabrizio Gioiosi, che gestisce il Centro Giovanile di Via Ricciotti a Monterotondo, e gli ho proposto di fare un corso di teatro. Grazie a lui sono state coinvolte altre persone, in particolare la maestra Veronica Rossetti del Coro “i Baciati dal vento” per la parte musicale, e Virginia Attaccalite per la coreografia, che hanno subito accettato con entusiasmo.

Da qui è nata l’idea di fare un musical, che avevo già provato a mettere in scena alcuni anni fa a Castelchiodato, e sulla base di questo abbiamo iniziato. Poi l’amicizia e le conoscenze interpersonali hanno fatto il resto. Si è formato un gruppo molto eterogeneo, la più piccola ha 12 anni fino a persone con più di 40 anni, provenienti da realtà diverse, non solo parrocchiali.

Come è stato lavorare con i giovani?

Ho sempre fatto teatro con i ragazzi. Prima la distanza di età era diversa, sembrava quasi di compartecipare all’iniziativa. Ora invece i ragazzi sono molto più giovani di me, e ho dovuto cambiare la mia ottica sulla questione. Non c’è più solo la fase ludica o la volontà di trasmettere un messaggio, che pure sono importanti, ma è subentrata una funzione educativa, cioè trasformare il teatro in un luogo dove i giovani non solo crescono a livello culturale e spirituale, ma anche umanamente, perché poi il teatro ti porta a fare un lavoro di elaborazione, di analisi del proprio io, di cura del rapporto interpersonale, dell’incontro con gli altri. Il mio lavoro con i giovani si è più focalizzato su questo aspetto.

Che risposta avete avuto dal pubblico e dal contesto in cui vi siete mossi?

A parte la claque dei parenti che ci segue ovunque e ci sostiene con affetto, il riscontro del pubblico è stato sorprendente. Lo spettacolo è piaciuto a tutti, ci hanno fatto tanti complimenti. Per onestà devo dire che abbiamo iniziato a fare le prove con il gruppo completo solo da dicembre, poi abbiamo interrotto per le festività natalizie e abbiamo ripreso a fine gennaio per arrivare a maggio. Sono stati solo 5 mesi di prove e abbiamo tirato su uno spettacolo che molti considerano di qualità. Avremmo potuto fare di più se avessimo avuto più tempo, come spero sarà nel prossimo futuro, per sistemare le scenografie e la parte tecnica.

Ho visto comunque un riscontro davvero positivo nella gente e molti ci hanno sottolineato la bellezza di vedere tutti questi ragazzi lavorare insieme, anche venendo da zone diverse, con la difficoltà degli spostamenti e di trovare un posto per le prove. Sono nate tante amicizie da questo percorso, e anche il ritorno all’interno del gruppo è stato davvero entusiasmante.

Quali sono i vostri progetti futuri?

In realtà questa iniziativa era nata senza un progetto, si basava molto sull’onda dell’entusiasmo. Però è proprio dall’entusiasmo che a volte nascono le cose più belle. Da questo evento che abbiamo organizzato in questi pochi mesi sta prendendo forma l’idea di creare un gruppo teatrale diocesano, come già avevo proposto qualche anno fa. L’essere un gruppo formato da zone diverse e nonostante tutte le difficoltà di luogo e di distanze potevano rappresentare un ostacolo per noi, ma così non è stato. Anzi, si è creata una compagnia aperta, capace di accogliere tutti, a prescindere dall’età.

L’idea per il futuro è quella di creare una compagnia stabile, che possa rappresentare temi religiosi in maniera musicale e teatrale. La ricchezza è tanta e le forme artistiche che si possono esplorare sono tante. Speriamo di creare un bel gruppo che possa portare avanti questa idea. E tutti coloro che vogliono dare una mano sono i benvenuti e possono mettersi in contatto con noi per aiutarci su qualsiasi fronte, sia artistico che tecnico.

L’appuntamento con tutti gli spettatori è per la ripresa della stagione in autunno. Viste le tante richieste che “I Chiusi Fuori” hanno ricevuto da diverse parti della Sabina per replicare il loro spettacolo, rivedremo sicuramente in scena il musical di Chiara e Francesco. E poi, chissà…  magari c’è già qualche copione nel cassetto che è pronto a prendere vita e a essere messo in scena dalla prossima primavera.

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