
Un film che lascia domande e riflessioni
Ci sono film che lasciano un’impressione netta, immediata. E poi ci sono film come Hamnet, che invece restano in bilico, difficili da afferrare davvero anche dopo i titoli di coda. È proprio da questa incertezza che nasce la mia perplessità: mi è piaciuto? Non del tutto. Mi ha colpito? Profondamente. E forse è proprio questo il punto.
Un accenno di trama del film Hamnet (senza spoiler)
Il film racconta una storia intima e dolorosa, ambientata nell’Inghilterra elisabettiana, seguendo una famiglia segnata da una perdita improvvisa e devastante. Al centro c’è il legame tra una madre, un padre e il loro figlio, e il modo in cui il dolore si insinua nelle pieghe della quotidianità, trasformando ogni cosa. La narrazione si muove lentamente, quasi in punta di piedi, evitando il melodramma e scegliendo invece una strada più silenziosa e contemplativa.
Un film da sentire più che da capire
Hamnet non è un film facile. Non segue una struttura classica, non cerca di accompagnare lo spettatore per mano. Al contrario, lo lascia spesso solo, immerso in immagini e sensazioni che richiedono attenzione e partecipazione emotiva. È un racconto che parla di lutto, ma lo fa in modo stratificato, quasi sfuggente. Ed è forse proprio questa sua natura a rendere difficile dare un giudizio netto: non è un film che si “capisce” subito, è un film che si sedimenta.
Le interpretazioni di Paul Mescal e Jessie Buckley
Dal punto di vista attoriale, però, non ci sono dubbi. Paul Mescal, nei panni di William Shakespeare, è perfetto per questo ruolo: misurato, credibile, mai sopra le righe. Riesce a trasmettere un dolore trattenuto, quasi nascosto, che emerge nei momenti più inaspettati. Ma è Jessie Buckley, nel ruolo di Agnes, a reggere davvero il peso dell’intero film. La sua interpretazione è totalizzante, viscerale, capace di attraversare tutte le sfumature della perdita senza mai risultare forzata. Ogni sguardo, ogni gesto, ogni silenzio racconta qualcosa. Ed è grazie a lei se il film riesce a mantenere una forza emotiva così costante.
Un film che lascia spazio al dubbio
Forse il vero limite – o il vero pregio – di Hamnet è proprio questo: non offre risposte immediate. Lascia spazio al dubbio, alla riflessione, persino a una certa distanza emotiva in alcuni momenti. Non sempre coinvolge come ci si aspetterebbe da una storia così potente, ma allo stesso tempo non si dimentica facilmente. È uno di quei film che probabilmente hanno bisogno di essere rivisti, rielaborati, quasi “digeriti” con il tempo.
Una storia che merita una seconda visione
Ed è proprio qui che sta la mia conclusione: Hamnet è un film che voglio rivedere. Perché, nonostante le perplessità, sento che ha ancora qualcosa da dire. È un’opera profonda, struggente, a tratti distante ma mai vuota. Un’esperienza più emotiva che narrativa, che può non conquistare subito, ma che lascia un segno.
Un film consigliato a chi ama il cinema riflessivo
Non è un film per tutti, e probabilmente non è un film da guardare con leggerezza. Ma è assolutamente consigliato a chi cerca un cinema più intimo e riflessivo, dolorosamente umano. Anche solo per lasciarsi attraversare, senza necessariamente trovare tutte le risposte.


