Attori locali sul set di Tony Paganelli: “Da Torino a Monterotondo, la scelta migliore che ho fatto”

Un nuovo grande progetto vede in prima linea Tony Paganelli, regista e sceneggiatore che vive e lavora a Roma e si sposterà in Abruzzo per le riprese di una miniserie: dal 26 agosto al 5 settembre , in collaborazione con la AssoE20 Produzioni, con la quale Paganelli già condivide un corso biennale di cinematografia, prenderà il via la lavorazione di una miniserie. Le scene si gireranno tra Lanciano, Fossacesia e il Parco naturale di Punta Aderici a Vasto. La serie ideata, scritta e diretta da Tony Paganelli, si avvale di un cast di professionisti del nostro territorio e non. Nel cast principale: Antonella Ponziani, Gianluca Magni, Adalgisa Ranucci, Gianni Franco, Rigelsa Cybi, David Montesi, Valentina Mauro, Armando Ceccon, Roberto Siepi, Francesco Paoletti, Serena Severini, Germano di Rienzo. Nel gruppo lavorerà anche Veronica Evangelisti (segretaria di edizione), scrittrice di Fonte Nuova (RM).

Adalgisa Ranucci
Rigelsa Cybi

Come inizia il tuo viaggio nel mondo del Cinema? Cosa ti ha portato a Monterotondo?

Tony Paganelli
Tony Paganelli

Ho iniziato quest’attività tardi purtroppo, non potevo farla prima: ai miei tempi, quando si diceva ai genitori “vado a fare la scuola di cinema” per loro non era un lavoro, ma una perdita di tempo… anche se questa cosa è ancora abbastanza radicata.
Ho cominciato quest’attività nel ’98, prima come sceneggiatore e poi 13 anni fa ho iniziato a dedicarmi alla regia, a Roma. Infatti sono 13 anni che vivo qui. La scelta è stata quasi obbligata: io per anni ho fatto la scuola di Cinema a Roma dunque facevo in continuazione Torino-Roma / Roma-Torino.
I costi stavano diventando improponibili per i viaggi, alloggi, spese, ecc. a quel punto ho deciso di trasferirmi.
A Roma ho vissuto soltanto due mesi, poi un mio amico attore mi ha detto: ma perché non ti sposti a Monterotondo? Monterotondo era una cittadina comoda, vicina a Roma e anche meno cara. Io non la conoscevo assolutamente: sono venuto 13 anni fa e mi sono innamorato dunque non sono più andato via.
Ora la mia attività lavorativa la svolgo qui, poi ho uno studio anche a Roma per le riunioni, ma principalmente creo qua.

Rispetto a questo, secondo te, Monterotondo risponde bene alle iniziative dal punto di vista cinematografico- creativo? Offre spunti, coinvolge o c’è qualcosa che potrebbe essere migliorato?

Si e no. Potrebbero fare molto di più. Manca una scuola di Cinema, c’è solo il teatro (senza nulla togliere anzi); me ne accorgo quando faccio i provini, arrivano persone di qui con impostazione tipicamente teatrale, invece il Cinema è naturalezza e realtà. Io sono convinto che le due scuole messe insieme porterebbero grandi risultati, perché il teatro è recitazione mentre il cinema è interpretazione: sono due cose diverse.

Ho provato ad integrare le due cose, chiedendo alle scuole di teatro collaborazione con la mia scuola di Cinema, ma non è andata bene.

Come funziona la tua scuola?
Il mio è un corso biennale di cinematografia, dove insegniamo gli attori a fare gli attori. Non ci interessa la propaganda pubblicitaria, ma insegnare veramente a interpretare. A differenza di tutte le altre scuole del territorio, uniamo la teoria alla pratica: il corso è finalizzato alla produzione di un cortometraggio vero e proprio alla fine dell’anno; inoltre, selezioniamo i migliori attori in piccoli ruoli nella nostra produzione. Oltretutto la cifra che chiediamo è veramente simbolica rispetto alle altre scuole di cinema. L’investimento sta nella formazione di persone che poi andiamo ad assumere e il reale guadagno è soprattutto qualitativo.

So che a breve partirai per un nuovo progetto in cui sono coinvolti anche attori e professionisti del nostro territorio. Ci puoi anticipare qualcosa ?

Il progetto nasce quattro anni fa: essendo degli indipendenti, da quando hanno creato solo le multisale dove se non sei affiancato a grossi nomi di produzione non ti si fila nessuno, è diventato ancora più difficile trovare investimenti e persone che credono nel tuo progetto. Io ho trovato un piccolo investitore privato che ha sposato il mio, gli amici dell’Abruzzo che hanno letto la sceneggiatura: non è scontato, visto che oggi la maggior parte dei produttori sono imprenditori che ne capiscono quasi nulla e puntano al guardano, chiaramente investendo sulla classica commedia.

Il mio progetto è una serie di 8 puntate da 48/50 minuti. Non essendo una produzione importante, per entrare nelle grandi piattaforme come Amazon, Netflix e Disney devi fare tutto il progetto e poi portarlo in visione. Noi abbiamo già avuto riscontri positivi, credo che possa andar bene, ma fin quando non la finiamo non lo sappiamo.

Si tratta di un fantasy, dunque l’unico riferimento storico reale è riferito all’ultimo sacerdote dei cavalieri templari che era Jacques de Molay: fu l’ultimo Gran Maestro, messo a rogo nel 1314. Da qui ho costruito un fantasy che ha riscontro nel presente. I cavalieri del passato devono venire nel presente per poter poi tornare nella loro epoca e rimettere a posto quello che è andato storto.

Si tratta di una bella sfida. Quali difficoltà hai riscontrato?
Le difficoltà riguardano la ricerca dei castelli storici. In Italia ne abbiamo tantissimi, la maggior parte sono vuoti, adibiti a musei, a volte muri perimetrali dove all’interno non c’è nulla. I costi sono molto alti, e stesso vale per le ricostruzioni 3D. Quindi per poter avere una locazione abbastanza credibile devo girare un pezzo in una città, un altro pezzo in un’altra e così via, in modo da creare un puzzle da unire in fase di montaggio. Invece all’estero, ad esempio in Scozia, Irlanda e Gran Bretagna, hanno un livello conservativo migliore.

Qual è stato invece uno dei momenti più belli della tua carriera?

Sicuramente venire qui a Monterotondo. La scelta migliore che ho fatto”. Torino, lo dico francamente, non mi ha mai offerto nulla. Sicuramente hanno fatto tutta una serie di serie e fiction, però non c’è una mentalità che ti porta a finanziare o a sorreggere registi, attori o scrittori indipendenti. Almeno per me è stato così, parlo della città in cui sono nato e vissuto per quasi 50 anni. Inoltre, fondamentale per me è stato conoscere la mia attuale compagna, Adalgisa Ranucci, attrice e avvocato che si sta trasferendo a Monterotondo: mi ha dato degli input molto importanti. Noi artisti abbiamo dei momenti di profonda crisi in cui non riusciamo a vedere la luce in fondo al tunnel: quando hai la fortuna di trovare una persona così, sei fortunato.


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